Dazi Usa, rischia anche l’agroalimentare made in Varese: “Colpiti i formaggi e altri prodotti”

Dazi Usa, rischia anche l’agroalimentare made  in Varese: “Colpiti i formaggi e altri prodotti”

VARESE – I dazi Usa? Una minaccia diretta anche per l’agroalimentare prealpino e lombardo, con decine di prodotti che rischiano di essere colpiti dalla manovra Usa: in testa ci sono i formaggi, tra cui il Grana Padano (che è prodotto anche con il latte munto nelle nostre stalle) ma anche succhi e liquori mentre sono salvi gli elementi base della dieta mediterranea come olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro, pasta e vino. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base della nuova black list del Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) in pubblicazione sul Registro Federale che entrerà in vigore il 18 ottobre.

Tra i prodotti più colpiti per l’Italia – sottolinea Coldiretti Varese – c’è proprio il Grana Padano che, insieme al Parmigiano, totalizza un valore delle esportazioni di 150 milioni di euro nel 2018 in aumento del 26% nel primo semestre di quest’anno. Le tariffe doganali per il Grana Padano di fatto triplicano passando – spiega la Coldiretti dal 15% al 40% sul valore del prodotto. Significativa – continua la Coldiretti prealpina – l’assenza del vino che è il prodotto Made in Italy piu’ esportato in Usa mentre non sfugge il nettare di bacco francese ripetutamente minacciato dal Presidente degli Stati Uniti Trump ma anche l’olio di oliva spagnolo. Una manovra che di fatto è un esplicito tentativo di dividere l’Unione Europea. “Ora è necessario aprire la trattativa a livello comunitario e nazionale dove una buona premessa al confronto sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump” sottolinea il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori nel sottolineare l’esigenza che “vengano attivate al più presto forme di sostegno ai settori più duramente colpiti e non coinvolti bel settore aerospaziale al centro della disputa sugli aiuti a Airbus e Boeing che ha originato la guerra commerciale”. Una situazione, insomma, che tiene Coldiretti Varese in allerta, come pure accade sul fronte dell’Iva, “in ordine alla quale ribadiamo la necessità di scongiurare ogni ipotesi di aumento. Dobbiamo prevenire atti che rischiano di generare una pericolosa spirale recessiva, che andrebbe a colpire irrimediabilmente le nostre imprese” continua Fiori. “Qualsiasi forma di aumento, anche differenziata, porterebbe ad una riduzione dei consumi con il rischio reale di compromettere le opportunità di crescita anche nel territorio delle nostre province. Non possiamo dimenticare che in Italia non solo si usa poco la carta di credito ma ci sono ben 2,7 milioni di cittadini che non hanno neanche i soldi per acquistare da mangiare”.

Intanto, nei campi è deflazione profonda con gli agricoltori che – denuncia Coldiretti Varese – si vedono oggi pagare la frutta, dalle albicocche alle pesche, pochi centesimi, circa il 30% in meno rispetto allo scorso anno e al di sotto dei costi di produzione.

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